giovedì 12 gennaio 2012

Silvia, Berlino, Germania

Il museo sulla Stasi è stato allestito dentro l'edificio che fu la sede di quel Ministero. Secondo piano. A sinistra l'ufficio del Ministro Erich Mielke. A destra i visitatori possono fermarsi per un caffè. C'è una cucina come quella dei miei vicini di casa, vera, con tutti i pensili. E poi sedie, qualche tavolino e una televisione. Forse piante da appartamento, ma non ricordo esattamente. Ci sediamo, siamo comode. La signora che sta in cucina fa partire un filmato sulla Stasi. Parlano storici, ricercatori, una esperta di prigioni. Noi intanto mangiamo anche la torta. Perchè in quella cucina, così, nel mezzo del museo, nella grande sala dove un tempo si svolgevano le riunioni, si stappano anche le bottiglie di Coca cola. Il filmato finisce. Avremmo tantissime domande. A chi farle? La signora della cucina armeggia col telecomando. Stavolta è un film. Non ci sono i sottotitoli ma capiamo cosa succede: un interrogatorio, un giovane e una donna preoccupata. Ci alziamo, andiamo verso la signora della cucina. Paghiamo il caffè. Le chiediamo discretamente se lei abbia vissuto nella DDR. Dice di sì. Ci racconta allora della scuola, dei giardini, del quartiere. Viveva proprio lì vicino. Non riusciamo a capire tutto, parla solo tedesco. Meno discretamente le chiediamo se lavorava lì. Vorremmo dire: lavorava? Che lavoro faceva? Ma lei capisce: lavorava qui dentro, dentro la sede della Stasi? Perciò risponde: no, no, no, no. Qui lavorava una sola donna, la segretaria di Mielke. Ah.
E il racconto di quegli anni, in un tedesco che correva via veloce, fu come il suo ricordo dei tempi della DDR: nè allegro nè triste. Senza lo spazio per indulgere alla nostalgia, nè all'ostalgie. Le cose erano cambiate, disse.

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