Quando lunedì sono andato al lavoro, ho trovato il laboratorio con pochissima gente. Bar chiuso, poca frenesia. Solo una volta sedutomi alla scrivania mi sono accorto che si celebrava la giornata in memoria di Martin Luther King, festa nazionale. Mi sono sentito colpevole di non aver onorato il Dr. King. La scusante è che non lo sapevo. Allora l'ho celebrato a modo mio, pensadoci un pò su. Dr. King è stato una persona molto pragmatica. Aveva bene in mente quali, quanti, come i diritti dei neri americani erano da secoli calpestati. Ci era passato anche lui. Lui non parlava a nome di. Parla prima di tutto per se stesso. Io invece da Italiano, ho spesso ascoltato le trombe dell'ideologia. Del giudizio a priori. Della battaglia di principio utopico e irrealizzabile. Il Dr. King ha così impersonificato (che è disverso da "rappresentare") l'esperienza, la vita, la storia di milioni di afroamericani. E' stata una figura unificante, una sinstesi della vita e soprattuto delle aspettative di molti. Quanto siamo divisi noi Italiani. Sempre più a nostro agio ad essere capi di una banda di paese e mai disposti ad essere i vice-capo della più grande orchestra del mondo. Nei vari "estero" in cui mi è capitato vivere gli italiani erano la comunità meno unita, dilaniata da invidie interne. Anche qui a Boston ci sono 25.000 associazioni di cultura italiana a fronte di 15.000 abitanti italiani. Ma poi è la profondità morale di Martin Luther King che ancora mi colpisce. Quella profondità morale che deriva dall'aver pagato il prezzo della sua battaglia. Dalla fatica. Dalla rinucia. Che non sono sacrifici e sofferenze. Sono la prassi di qualsiasi processo che si ponga un obiettivo da raggiungere. M.L. King non è stato messo a capo di un movimento da una lobby di partito o da qualche conoscente in ansia di sistemare i propri familiari. Buon Martin Luther King Day, Italia!
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