E’ molto silenziosa l’Olanda. Poco rumore per strada, nei caffè, nelle biblioteche. Quando si incontrano negli spazi pubblici le persone parlano piano e restano in silenzio mentre passeggiano nei boschi o nelle campagne. Nei treni esistono perfino delle carrozze dove è d’obbligo il silenzio.
E’ molto silenziosa l’Olanda e per questo è possibile ascoltare voci che provengono da lontano. In questi giorni si sente arrivare un brusio costante da oriente, al di là degli alberi dell’Overijssel e delle colline tedesche, oltre Mosca e gli Urali, a sud del deserto del Gobi. Tra pochi giorni cade il “Capodanno cinese” e oltre duecento milioni di persone sono in viaggio verso le loro famiglie. Dalle metropoli sulla costa, dove abitano, si dirigono verso i loro paesi di origine nell’interno, dove li attende il resto delle loro famiglie. Gridano, ridono, piangono e litigano nelle file interminabili nelle stazioni ferroviarie del Sud-Est, siedono per ore in vagoni dove non c’è alcun obbligo di silenzio, prendono pullman strapieni e camminano per chilometri finché raggiungono le loro case.
E’ un mondo che “noi europei” conosciamo poco e al quale pensiamo solo attraverso i nostri pregiudizi. I cinesi come formiche senza una propria identità, i cinesi come comunità chiusa, i cinesi come individui fraudolenti sempre pronti a rubare i nostri segreti: queste sono le immagini che abbiamo davanti agli occhi quando leggiamo un articolo sulla Cina in un quotidiano.
Negli ultimi anni molti giornalisti e ricercatori hanno però seguito questi migranti nei loro viaggi e hanno parlato con loro. Sono stati pubblicati libri eccezionali, con splendide fotografie di grattacieli e capanne, ragazze sorridenti e uomini pensosi con mani da contadini. Migliaia di storie di vita emergono da quelle immagini, proprio come da un dipinto di Brueghel nel Rijksmuseum di Amsterdam. Guardandole, ascolto le voci di quelle persone e i loro rumori, le loro grida, le loro canzoni.
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