Primi giorni del nuovo anno. Ottime notizie: c'è il sole e siamo sopravvissuti al capodanno di Kreuzberg. Dove si sparava di tutto dappertutto. Ci era stato consigliato di chiudere le finestre perchè non ci atterrassero in casa materiali incandescenti. E in strada, quando siamo uscite, piovevano gli oggetti consumati dall'anno passato: stoviglie, pezzi di stoffa, coriandoli e addirittura alberi di natale. Venivano lanciati dalle finestre. Probabilmente dai piani più alti. Perchè la maggior parte delle persone che conosco vive al quarto piano. Anche io vivo al quarto piano. E mi viene da pensare che nessuno viva al terzo o al secondo, da nessuna parte in questa grande città. Per la strada sembrava una specie di guerra, c'era anche la nebbia, e tutti correvamo a ripararci nelle stazioni della metro. Adoro la metro di Berlino. Posso anche essere in ritardo per un appuntamento, ma la metro aggiusta tutto, perchè arriva subito, le coincidenze sono perfette, e il ritardo scompare quasi sempre.
Ma si sparava anche nelle stazioni, sui binari, l'altra notte, e la metro andava più piano. Così siamo arrivate tardi al conto alla rovescia, ma non importava a nessuna di noi. Eravamo impegnate a fare le nostre classifiche sull'anno finito. Canzone dell'anno, momento dell'anno, frase dell'anno (e anche uomo dell'anno, per dirla tutta). Nel cielo nero sventolavano belle bandiere, c'erano fuochi d'artificio da ogni parte, e voci.
Finita la festa, che ci aveva poi portate a Mitte, e poi a Neukölln, all'alba del nuovo giorno, la nebbia si era dissipata. Così siamo andate a visitare il Museo della Stasi, nel suo ultimo giorno di apertura prima del trasloco nei locali che furono la sede del Ministero per la Sicurezza di Stato. Ci abbiamo passato l'intera giornata, ed era tutta un'altra Berlino, in tutt'altro tempo.
Quello che ho sentito là lo racconto volentieri, ma tra una settimana, perchè il Lettore (quel lettore) inizia ad essere impaziente, e ha ragione, perchè il sole è già scomparso e, piano piano, qui a Kreuzberg, fa buio.

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