venerdì 9 marzo 2012

Parole tra noi (Matte, Lisboa, Portugal)


Le parole son importanti, poco da dire. Ogni posto c'ha le sue. E negli anni, e con la pratica e l'utilizzo, le parole diventano cose, e pian piano le cose non riescono più a esistere senza le parole, perdono di senso. La fonetica incarna l'essere profondamente mondano, lontano dal mondo delle idee, vicino alla materia. Il Portogallo non fa eccezione, in tutto questo. Sono molto affascinato dalle parole, dal loro utilizzo quotidiano, dalle somiglianze con parole d'altri posti, dalle storielle, dai detti, dalle piccole saggezze che le accompagnano. Ecco che i portoghesi, per indicare qualcosa di nostrano, usano Tuga, contrazione del nome della loro nazione. Tu ed io siamo Tuga, quel pesce è Tuga, questa casa è Tuga. A volte, mi sembra che certe forme usate quaggiù assomiglino all'italiano antico, un po' ottocentesco, dal gusto nobile: Obrigado, usato tutti i giorni per ringraziare, mi riporta alla mente il nostro molto obbligato; e i bambini, per chiamare, che ne so, per esempio, le bidelle, dicono Dona..., seguito dal nome della signora in questione. Poi, ci son frasi che non serve tradurre, quelle che suscitano simpatia per quanto son vicine ai nostri modi: ad esempio Quanto costa o cafè?, che tra l'altro si pronuncia con un accento vagamente napoletano; Nao tem nada a que ver, non ha niente a che vedere; Nao val a pena, e anche questa si capisce, dai. Poi ci son le mie preferite: le parole della Rua, quelle che non stanno nel dizionario, che si usano nella vita vera. Anda! è il più simpatico degli imperativi, usato per esortare qualcuno a seguirti o a levarsi dai piedi; in ogni caso, moto per luogo. 'Tas a ver? è la domanda retorica che si caccia tra le frasi per accertarsi che l'interlocutore stia seguendo la conversa. Un ragazzo che vuol dire la parolaccia corrispondente a “fuck”, ma è in presenza di un adulto, comincerà con un bel Fo...per poi chiudere la parola con...Go, a mascherare la cattiva intenzione e correggersi in tempo. Fògo è diventato così comune che ora lo usano anche gli adulti, per non dare il cattivo esempio ai bambini. Se una cosa è bella, suscita ammirazione o allegria, tutti usano fix, pronunciato come il pesce degli inglesi; per la verità, anche una persona, una situazione o un tacchino coi baffi possono essere fix. Insomma, qualunque cosa. E quando vedi i branchi di rappers che per esprimere lo stesso concetto si dicono Ta baté!, o si interrogano sulle situazioni chiedendosi l'un l'altro Qual è, amigo?, ti ricordi che, in fondo, sei in una metropoli. Entao, embora.  

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