venerdì 30 marzo 2012

Chiodo schiaccia chiodo (Christian, Amersfoort, NL)

Nel self-service dell’ospedale Meander, un medico e un’infermiera mangiavano due broodje kroket appoggiati ai piatti di plastica. Sante li guardava distrattamente, bevendo del thé alla ciliegia molto zuccherato per rimettersi dallo choc del prelievo del sangue. La dottoressa era stata gentile, lo aveva fatto sdraiare su un lettino e aveva usato anche la siringa “a farfalla”, ma lui era svenuto comunque e poi come sempre, al risveglio, si era concesso i suoi dieci minuti di riso isterico. Ora nel self-service si guardava attorno per non pensare al cerotto attaccato al braccio. Oltre al medico e all’infermiera c’erano due signori anziani in vestaglia e pantofole, un paio di donne incinta, un marito di donna incinta e una decina di palloncini con sopra scritto: “Beterschap”, cioè, nella più concisa delle traduzioni italiane, “rimettiti presto in forma”. Si ricordò che c’erano mali più grandi del suo e scattò in piedi. Procedendo verso l’uscita, fece un cenno di saluto verso la signora coi capelli tinti che una mezzoretta prima lo aveva sottoposto a una specie di quiz per immettere i suoi dati nel registro telematico dell’ospedale: nome, cognome, data di nascita, “ha dei gemelli?”, “com’è il nome del suo medico di famiglia?”, “qual è la sua farmacia?”, “qual è il suo numero di telefono?”, “il suo indirizzo di casa?”, “il CAP?”, “ha un numero di telefono fisso?”, “ha un documento d’identità”, “ah, è italiano, benvenuto in Olanda!”, “il laboratorio delle analisi è lì in fondo, poi salendo le scale al primo piano, a destra, poi a sinistra, poi a destra, dritto, a destra, stanza 345, si faccia dare il numero e poi aspetti il suo turno”. Aveva detto tutto quasi d’un fiato, lui era riuscito a stento a tenere il ritmo nel rispondere, anche perché per definizione non ricordava mai né numeri di telefono né nomi olandesi. Era risaputo. La signora comunque non si era spazientita, aveva ripetuto le domande senza scomporsi e continuando a sorridere, come in un film americano. Gli sorrise anche ora, ricambiando il saluto, mentre spiegava ad un altro utente che il mazzo dei fiori che la signora Dijkstra doveva aver lasciato per lui alla reception non era lì e che no, non c’erano altre reception in quell’ospedale e neppure altre persone che avrebbero potuto sapere dove fossero i fiori e che lei poi tra l’altro non sapeva chi fosse questa signora Dijkstra, “Ma come, è la caposala di ortopedia, non può non conoscerla?”, “Ah sì, ha ragione, ma la caposala di ortopedia oggi chi l’ha vista? E insomma, comunque qui i fiori non ci sono, non so cosa dirle”, “Beh, ma è proprio strano, la signora Dijkstra mi ha chiamato poco fa per dirmi che erano qui”, “Ma proprio non so…”, “Betsie, ma guarda che i fiori sono lì davanti a te!”, “Ma come davanti a me? Questi fiori gialli di plastica qui sul bancone?”, “Sì sì, proprio quelli….”, “Ah beh….. forse la signora Dijkstra….. mi dispiace….. non sapevo……”, “Ma non si preoccupi, si vede…… di plastica, che stran…….”. Sante si allontanò lentamente, poi infilò la porta girevole, per una volta evitando di assaggiarne il vetro con la testa, e si diresse verso la bicicletta. Del prelievo non aveva ora più memoria. Chiodo schiaccia chiodo, è il caso di dire.

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