Alla fine ho ceduto: mi sono comprato il lettore per ebook! Fino a poco tempo fa pensavo che non avrei mai fatto questo passo. Certo, il libro di carta ha qualcosa di insuperabile e sono sicuro che ha ancora diversi secoli davanti a se prima di scomparire. Eppure, quando ce l'ho avuto in mano, quando ho potuto giocarci al banco del rivenditore, mi sono subito reso conto che anche l'ebook può avere un futuro. Sicuramente mi risolverà molti problemi di trasloco, quando di solito le casse più numerose sono quelle dei libri. Che, giuro, sono anche le più pesanti. Chi ha inventato l'inchiostro elettronico deve essere proprio un genio. E' quel tipo di tecnologia che può cambiare le nostre vite, almeno quella di noi lettori. Ma come funziona questo inchiostro elettronico? Sono andato a fare una ricerca, ero curioso dei dettagli tecnici, della fisica e della chimica che c'è dietro. Ho avuto conferma della genialità: l'idea è semplice, quasi stupida. Solo che non era venuta in mente a nessuno tranne che a due post-doc dell'MIT. Ora, il marketing potente di istitutioni come MIT o Harvard, ci inducono a pensare che le loro stanze siano popolate di genii sregolati, guidati da un intuito superiore e che hanno sensori che gli altri umani non hanno. Quello dell'inchiostro elettronico deve essere un tipo così. Uno brillante, dotato di parola facile e comunicativa. Chissà, magari anche uno che sprigiona il fascino dell'intellingenza che, suo malgrado soggioga gli altri. Solo che un giorno me lo sono ritrovato nella stanza caffè del mio laboratorio questo genio. Non mi ricordo neanche il nome, dovrei andare a cercarlo su internet ma qui conta che il suo nome non è famoso. Ci racconterà tutta la storia della sua idea, dagli esperimenti giocherecci con i lsuo compagno fino ai guadagni stratosferici della sua azienda produttrice di inchiostro elettronico. E' basso, occhialini da intellettuale europeo anche se addosso a lui fanno pensare più a un secchione. C'ha anche la pancia del 40-enne e veste decisamente normale, noiosamente normale. E poi ha quel tono di voce che proprio non si riesce a capire come abbia fatto a convincere gli investitori a comprare la sua idea. Forse siamo troppo abituati a confondere la fama con il successo. La lezione di questo incontro è stata che le persone che incidono sul mondo, che sanno molto di noi, che lavorano per migliorare la società, non hanno niente a che fare con il gossip, il marketing o l'autopromozione. La scienza è piena zeppa di questi personaggi. Assomiglia molto ad Holliwood. Però, come ad Holliwood, la fama non dura secoli. Ma le idee si. E sopravvivono a chi l'ha avuta. E il merito del genio, anzi, del Genio non sta nella sua più o meno autentica notorietà. Non sta in capacità superiori. Il Genio è tutta una questione di lavoro duro e costante.
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