giovedì 22 marzo 2012

Greve Geral, 22Mar (MatteLisboaPortugal)

Oh! Questi, quando dicono che fanno sciopero, proprio sciopero fanno! Stamattina la metro era chiusa, i treni rimasti pochissimi e pieni, gli autobus dimezzati, e i lavoratori arrabbiati sono scesi a riempire le strade insieme alla gente che se ne andava a piedi per la città. Ha fatto caldo e c'era un bel sole che faceva brillare le camionette e le bandiere dei sindacati. Una ragazza m'ha appioppato un cartello con su scritto "Combate o governo da trojka. A receita grega è a ruina", che ho portato per un pezzo, e forse parevo un pesce fuor d'acqua. Il clima era tranquillo, più di come mi aspettassi. Ho fatto tante foto, io che ne faccio quasi mai. Ho visto facce di tutte le età, seguendo per due ore lo spezzone vicino ai sindacati. La gente non era moltissima ma, da quello che ho potuto capire, la cosa era dovuta al fatto che sta cominciando un periodo di mobilitazione che prenderà corpo nelle prossime settimane; si attendono quindi altre fette della torta sociale, da essere servite in piazza nel medio periodo, guardando anche all'eventuale simultaneità con eventi europei e mondiali. Ho sentito ripetere "A nossa luta è internacional", come si può anche leggere, e questo mi è sembrato un punto che tanti volevano sottolineare. 


Si preannunciano altri pesanti tagli alla spesa sociale, alla sanità, alla scuola; il governo sta calando le braghe, di fronte ai dettami neoliberisti dell'effeemmeì; i jovani sono disoccupati e/o emigrano; il modello sociale europeo è ormai un ricordo, e manco troppo nitido; tutte cose che, nella giornata di oggi, mi son suonate stranamente familiari. Oggi, a "che di denaro ce ne è ma il problema è di come è distribuito male", ci ho creduto e l'ho gridato, anche per causa di questa familiarità.
 La gente poi è fluita verso Bento, il palazzo dove ha sede il parlamento. Tanti slogan. La polizia c'era, e persino c'è scappata qualche scaramuccia, ma in generale l'atmosfera non è stata troppo tesa. I leader parlavano in modo chiaro e non elitario, evitando persino quella fastidiosa mania di spezzare le frasi in grossi tocchi che suonano tutti uguali, come in una nènia, cosa che spesso mi aveva dato fastidio, al paese mio, udendola. L'assemblea era pubblica ed è stata data a tutti la possibilità di iscriversi alla lista del microfono aperto, una cosa che in Italia avevo vista solo all'università, in climi per la verità parecchio meno rilassati di questo, c'è da dire. E poi non è mancato un pizzico d'ironia.

In generale, direi bene. Un ragazzo ha detto giustamente di non illudersi, che c'era tanta gente, ma la partecipazione vera è un'altra cosa; ha poi aggiunto che c'è bisogno di una mano da parte di tutti per far girare le idee ed il movimento. L'impressione è che la primavera, di giornate come questa, ne porterà ancora.; e che il Portogallo è, in realtà, più arrabbiato di così.

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