giovedì 26 aprile 2012

Hora da Liberdade (MatteLisboaPortugal)

"Il nome di Revolução dos Cravos deriva dal gesto di una fioraia, che offrì garofani ai soldati. I fiori furono infilati nelle canne dei fucili, divenendo simbolo della rivoluzione e insieme segnale alle truppe governative perché non opponessero resistenza."




Ieri era il venticinque Aprile, che mi è un giorno importante già laggiù al Belpaese, figurati qua. Festa nazionale e dia feriado

Martedì notte si esce perchè, la mattina dopo, sepòddormì. Ecco che mi esce l'idea di uscirmene: vado ad un COOLectivo COOLtural dove, da locandina, è promessa una banda bluegrass, virtuosamente spacciata per "l'unica del Portogallo"; solo tre euri d'ingresso, gente. Scendo le scale, mi fermo a guardare il gruppo da fuori, son tutti lì col costume tipico, i sombrèros e le cravatte; suonano bene ma la gente è seduta, è country bianchissimo, troppo per me, che mi ero portato l'armonica; allora raccolgo un volantino col programma del mese, lo sbircio disattendo, pensando che in fondo, anche se fuori è bruttino e non fa assolutamente il caldo che dovrebbe fare, o almeno che vorrei che facesse, forse val a pena di uscire nel vero senso della parola, piantando in asso il coolectivo e tornando là dove succedon le cose: nella Rua. Detto, fatto. Metro: destino Baixa-Chaido

La città notturna si riempie, coagulandosi di persone a vista d'occhio; e la primavera, è risaputo, imbellisce tutti a rotta di collo. Ti lascio immaginare che bolgia. Per fare atmosfera, ecco la colonna sonora che ho in mente, un singolo che sta vendendo tantissimo in Portogallo e che cantano tutti. Parla della crisi, del sudore e della voglia di uscire dopo una settimana di lavoro, sapendo però che non ci son soldi. E' stupenda. 



Comunque: seguo una banda sgangheratissima di percussionisti, con rullanti, shekerè, svariate grancasse e campanellini e bastoncini; bevo vinho verde colle bollicine; la gente intorno sorridono, e apprezzano, e formano un corteo che arriva, danzante e frizzante, diretto al miradouro (belvedere) di Alcantara, dove c'è banchetti e altra gente che aspettano. Sul palco dapprima c'è un cantor con la chitarra, poi l'atmosfera si scalda e sale una bandazza afrobraziliana di quelle che ti fan ribollire dai piedi fino a sù in alto; e comincian le danze, e durano anche un pezzo. Finisce la musica e partono i cori: la mezzanotte è passata e siamo all'anniversario della rivoluzione. Buon 25 Aprile.


La mattina dopo - mattina, saran state le due- ci si sveglia e fuori piove. Però voglio andare al corteo, così esco ancora. Siamo tanti e i garofani rossi sono dappertutto.








La pioggia è finissima e cade orizzontalmente, schivando gli ombrelli per bagnarci meglio. Immagino che sia come uno sfottò del destino, il Grande Manipolatore che da lassù ci sfida ad arrabbiarci un po' di più. Sfiliamo verso il centro, in un'atmosfera un po' surreale ed impagabile che mi affascina e m'incanta. Scruto la folla alla procura di sguardi da incrociare, e qualcuno ne trovo anche. L'appuntamento con una nuova liberazione (personale o COOLectiva, non m'è dato saper) è rimandato almeno di una settimana, quando arriverà il Primo di Maggio, e forse il sole. Vinte e cinco de Abril sempre, fascismo nunca mais

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