Pensavo che avremmo passato l'estate a ridere su una spiaggia, e invece io sono rimasta al centro commerciale e sulla spiaggia tu ci sei andato non so con chi. Nel frattempo il mio contratto a progetto è diventato un contratto di formazione, e ora è un contratto a chiamata. Come con te. Se chiami vuol dire che mi ci vuoi, nella tua vita, se non chiami no, posso prendere altri impegni. Ma ci capiamo sempre meno e io non ti vado tanto bene. Così il mese di agosto parti per il mare. Chiami solo una volta, dici cose che non ricordo nemmeno. Poi torni. Non ti fai sentire. Sono sempre dentro al centro commerciale. Ripasso la storia e la filosofia, nelle ore di pausa, chiusa nel magazzino. Che non si sa mai, magari un giorno mi chiamano per quello che ho studiato. E invece mi chiama solo il tecnico per conto della compagnia telefonica, perchè c'è un cavo da cambiare. Te lo ricordi di quando c'erano tutte quelle interferenze, che ci telefonavamo il sabato mattina, e un giorno si aggiunse alle nostre voci quella del tecnico che ci informava che stava ascoltando la nostra conversazione per valutarne la qualità? Ecco. Ha chiamato di nuovo. Mentre per il resto non chiama nessuno. Non chiamano da nessun lavoro, non chiami te, non chiama più nemmeno il vento dei giorni passati.
Riguardo l'ultima busta paga e c'è una casella dedicata al trattamento di fine rapporto. Ci sono dentro numeri, che non so se sono ore o soldi o le lacrime che ho versato quando poi finalmente hai chiamato. Perchè se hai chiamato era per lasciarmi. Non ci capiamo e non è quello che vogliamo.
Pensavo che avremmo passato l'estate su una spiaggia, e invece dell'estate abbiamo visto solo quella strada provinciale dove mi sono sentita male perchè mi stavi lasciando. Anche se non siamo mai stati insieme. Anche se era solo un contratto a chiamata. E nella nostra casella per il trattamento di fine rapporto non c'è scritto niente, c'è solo il silenzio, e la luce dei camion che passavano, e ci sfioravano, e non sapevano che era la nostra ultima sera insieme.
Poi suona il telefono. Non è il centro commerciale non è niente di che e soprattutto non sei te. Ma intanto l'estate è passata e quello che pensavo me lo scordo. Faccio i conti con quello che c'è, che poi è quello che non c'è. Guardo le caselle piene, le caselle vuote, le caselle che riempio io con le matite colorate. Ci disegno quello che mi va. E ricomincio a pensare a cosa farò, nei centri commerciali nelle agenzie interinali sulle strade provinciali, e penso che forse la prossima estate la passo su una spiaggia, a ridere.
Interessante la meditazione parallela tra il TFR e la fine di un rapporto in cui prevalevano le aspettative disilluse rispetto ad un reale vissuto...ma la prossima estate andrà meglio, cara amica...certi dolori ci fanno a pezzi ma col tempo se ne vanno, un abbraccio
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