C'è il Parc Maisonneuve, dietro casa, tutto prati e piste ciclabili. Vado lì a correre, non lungo i sentieri prestabiliti, bensì in mezzo ai prati, sotto gli alberi, in mezzo ai denti di leone. Correre sull'erba sì che è una goduria, correre senza fiato, di qua e di là, inseguendo colori e profumi. Quando arriverà l'inverno imparerò a correre sulla neve?
C'è il Parc Lafontaine, più urbano, con i laghetti, i picnic, le amache appese fra gli alberi, il trenino per i bimbi.
C'è il grande Parc Mont-Royal, la collina che domina la città, la collina che mi ha dato una grande emozione quando mi è apparsa all'improvviso, dall'autostrada, con quel duomo luccicante (Notre Dame des Neiges) e quel verde rinfrescante.
La vegetazione è molto simile a quella dei Colli Euganei, o almeno mi sembra molto più familiare della foresta pluviale sulla West Coast. Ci sono andato oggi in bici, seguendo il viale di terra battuta che di domenica pullula di gente, su e giù in passeggiata. Volevo esplorarla tutta, vederne tutti i lati. Da in cima ho visto la città da una parte, con quella strana struttura fantascientifica che è il Bio-Dome, e dall'altra la campagna sterminata, il fiume Saint Laurent che luccicava lontano - ma il fiume è anche vicino, Montréal un'isola in mezzo. E poi sempre quella cupola enorme del duomo, che non sono riuscito a raggiungere e non ho ancora capito bene come ci si arriva e va bene così.
Ho come fretta di vedere tutto e conoscere tutto, come se non avessi tempo; e invece qui io starò a lungo, questa diventerà casa mia. Sarà bello scoprirla poco a poco.
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