Ogni tanto, girando in bici per i vari quartieri, trovo dei pianoforti parcheggiati sul marciapiede, agli incroci. Sono disponibili per chiunque voglia suonarli. Sono dipinti stile hippy, il suono ricorda quello dei saloon, ma nessuno spara sul pianista, anzi c'è sempre qualcuno che strimpella del jazz o classica. Di notte li coprono con un telo impermeabile.
Di traffico pazzesco non ne ho visto, anche se ci sarà sicuramente sulle arterie principali coi pendolari. Comunque andare in bici è molto sicuro, perché a parte le belle piste ciclabili gli autisti sembrano molto poco aggressivi verso i ciclisti. Sfogano la rabbia fra di loro, a colpi di clacson e "tabarnac!".
Le parolacce in Québec hanno una base cattolica e provengono proprio dalla liturgia: tabernacolo ("tabarnac"), ostia ("estie!"), me ne fotto ("je m'en calice"), cristo ("criste", ma suona più come "criss"). Il cattolicesimo ha dominato qui a lungo come in Irlanda. Poi arrivarono gli anni settanta e la rivoluzione culturale. Le donne, fino ad allora, non avevano diritto a firmare documenti ufficiali e il marito faceva da padrone. Ieri sera gli elettori hanno votato la prima donna capo del governo nella storia del Québec.
È un mondo diverso dal Canada inglese, ricorda un po' il casinismo irlandese. E qui dietro nel cortile sembra quasi di essere a Napoli.
Ma oggi ho trovato casa, bella spaziosa e luminosa e quindi non qui nella Petite Italie, dove son tutti appartamentini stretti e un po' malandati. Ho dato priorità allo spazio per le visite che riceverò dagli amici di tutto il mondo, piuttosto che al carattere del quartiere. Sarò comunque accanto al parco/giardino botanico e il verde attorno è importante. E a 20 minuti in bici dal centro.
Son qui da 4 giorni e mi sento già a casa mia, molto a mio agio.
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