Faro è a Sud, sull'Oceano, che per arrivarci ti devi fare ore di treno-autostrada attraversando l'Algarve, il Portogallo profondo, arido, boscoso di pini marittimi, spopolato, povero, che assomiglia un po' alla California di Zorro. Il sole è permaloso, se la lega al dito e non perdona; ma l'aria è secca e tira una buona brezza che quando sei in spiaggia non ti accorgi neanche che ti stai bruciando e che la pelle ti diventa del colore del piri-piri, la salsa piccante più popolare della penisola iberica. C'è l'areoporto, le avenidas coi baretti un po' da turisti, palme e fiori ovunque, l'Università, i complessi residenziali nuovi, le discotequine, un misto tra Miami Beach, Rosolina e la Costa Azzurra quando non c'è gente. Perchè spesso i visitatori passano, vedono, poi se ne vanno al mare da qualche parte là intorno, che a Faro le spiagge belle non sono proprio sulla città, bisogna andare un po' fuori, che in centro c'è solo laguna neanche fossimo a Chioggia.
Lo spettacolo vero te lo accorgi quando passi per il centro. C'è un grande arco a lato della piazza principale, con sopra pantagrueliche cicogne spavalde che non ti cagano di striscio - e per fortuna che non lo fanno, che sarebbero dolori e financo odori - un arco, dicevo, che come fungesse da porta temporale ti introduce nella magica città vecchia, murata e silenziosa, portandoti in una dimensione spopolata e affascinante che commuove.
E così si passeggia per questa città veramente semideserta, coi muri bianchi ai lati di ogni stradina, con cartelli e manifesti di mostre fotografiche sempre chiuse, con gruppi di sparuti turisti francofoni che sbirciano timidi i labirintichi budelli della cittadina per poi ritrarre la testa come tartarughe, temendo forse di disturbare la pace regnante. Io invece in posti così mi ci sento a casa e mi infilo in ogni buco e annuso ogni fiore, che con quella luce, quei colori chiari dei muri e quel silenzio, che spettacolo, ragazzi miei. E guarda che belle le radici che spaccano il vaso, ma sostengono comunque la pianta:
La città vecchia è come il nocciolo storico di quella nuova, il posto dove ancora c'è memoria, trachite, spazio comune degno di questo nome.
Me ne sono andato pensando che avrei voluto egoisticamente portarmelo via con me, quell'intestino di mattoni e profumi. Ma è bello lì dove sta e, in fin dei conti, me n'è dolce il ricordo, e mi sarà per molto ancora, credo. Ciao Faro, restami pura.

E' un vero piacere leggerti, entrare nel mondo che calpesti, attraverso i tuoi sensi, e le tue parole.
RispondiEliminaTroppo buono; la verità è che egoisticamente scrivo solo con lo scopo di ricevere complimenti & incensamenti come i tuoi. Ecco, l'ho detto. A presto
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