mercoledì 20 giugno 2012

I Gnari (Mate Lisboa Portugal)

Stanotte non sono qua, stanotte la passo e ricordare ed immaginare altri posti. Riascoltare una registrazione importante, stasera, è più emozionante che mai. Le nuvole grige e umide dell'oceano son arrivate a coprire la città come un piumone ritardatario d'estate, non ancora sostituito con una classica copertina, proprio come il mio in 'sto periodo. Allora scappo, torno indietro, penso ai luoghi dai quali vengo. Deep River Blues. Piccolo Rag. I Gnari sono nati in una bellissima serata di Giugno, quando El Malva, mariachi e geografo della bassa padovana, m'ha chiamato in diretta, a me medesimo, a porre il nudo piede sull'assi d'abete del palco della festa della Popolare Associazione Culturologica La Vespa (http://www.lavespa.org/), in compagnia d'egli e d'un manico di chitarrista, RastaWolf, che pareva davvero avere un nido di cicogne in testa, e che mi guarda, poi guarda Malva e gli fa: e questo chi xèo? e la data ricorre quindi praticamente con un anno di tempo quasi esatto. In quel momento il benjoìsta, o suonatore di banjo, un ceffo detto Tamigi, stava cuocendo pizze e piadine e porchette poco più in là, ma tanto il destino l'aveva già travolto a sua insaputa, giungendo improvviso quale un'onda; e non restava che surfare: le prove cominciarono poco dopo; va da sè che il nome lo trovo indissolubilmente legato all'evento popolare paesano e bucolicoecologista.  Please doctor. Old Dan TuckerFolsom Prison blues. Fiume Sand Creek. Quel significato, "Il nido", lo abbiamo pensato come qualcosa di accogliente e caldo, come la musica che volevamo fare. Poi si spaziava parecchio, eh: soprattutto sui finali delle canzoni, che mai ci ricordavamo come finivano. You are my sunshine. Factory Girl. Hard times killin' floor blues. Bhè, insomma, sto riascoltando, con un bell'impiantone stereofobico, un concerto dell'ottobre 2011 all'Enoteca "Chez Luc", anzi fuori dalla medesima, che si sentono anche i treni passare, all'aperto c'han fatto suonare. 



Ciao a tutti, noi siamo un gruppo un po'... noi siamo in tour, un tour itinerante, un  po' ruzzantiano, infatti abbiamo deciso di intitolarlo "cachi fati e pomi ingranà", se ciamémo I Gnari, dai vai, vai, vai...  Jhon Henry, per esempio, questa è una canzone tradizionale, nel senso che non ha nessun autore specifico nel repertorio americano, e la cosa carina di questa canzone e che sia...porta lo stesso significato sia che sia cantata dai neri, sia dai bianchi, non c'è nessun: "ecco ma quéa xè 'na canson pa i bianchi, 'na canson pa i neri, no! xè càuntri, no! xè blus" e tratta, racconta di un uomo, questo giòn henri, di questo giovanni enrico, che lotta contro la macchina. Ci ripenso con immenso piacere stasera, mi rammarico solo di non aver proposto materiale nuovo, più dialettale e ancora più blues, che fosse originale e proponibile; ma mi riservo di correggere l'errore in futuro. Torno qui dove sono con il corpo, alla foce del Tejo, e penso a domani.




Nessun commento:

Posta un commento