martedì 28 febbraio 2012

Athabasca, Alberta, Canada (Gechi)

Il Canada ha (o aveva) una buona reputazione nel mondo; niente guerre di invasione, missioni di pace, qualità della vita, tolleranza, democrazia, eccetera. Ma ci sono sempre scheletri negli armadi: il governo (decisamente di destra) ha deciso il ritiro unilaterale dal protocollo di Kyoto, anche perché non solo non abbiamo ridotto le emissioni di CO2 come promesso, ma sono aumentate del 25%. Poi ci sono le sabbie bituminose nell'Alberta. L’emissione di Co2 connessa alla lavorazione delle Tar Sands è quattro volte superiore a quella dell’estrazione petrolifera tradizionale. Per ogni barile di petrolio estratto sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua che risulta pesantemente inquinata e contaminata alla fine del processo. È talmente tossica che bisogna tener lontani gli uccelli con dei cannoni ad aria. Il paesaggio lasciato dall'estrazione è di devastazione apocalittica. Tutti i detriti e i residui dell’estrazione vengono riversati in enormi stagni le cui acque tossiche possono intaccare le falde e riversarsi nei fiumi. Secondo uno studio pubblicato su Pnas dal gruppo di ricerca di David Schindler, dell’Università canadese di Edmonton, per esempio, la concentrazione di composti policiclici aromatici – contaminanti organici con effetti cancerogeni e teratogeni – negli affluenti del fiume Athabasca aumenta mano a mano che ci si avvicina agli impianti di estrazione delle sabbie. Poiché le sabbie si trovano esattamente sotto le foreste boreali, andarle a prendere significa distruggere le foreste. Finora è stata rasa al suolo una superficie pari a quelle di Milano, Palermo e Firenze messe insieme. L'intera area delle sabbie è grande quanto l'Inghilterra.
La Commissione Europea non ha raggiunto la maggioranza per votare sulla classificazione inquinante delle sabbie bituminose, ma perlomeno ne stanno discutendo. In attesa di alternative valide, continuo ad andare in bici.

Il film "Petropolis" del regista canadese Peter Mettler
http://www.youtube.com/watch?v=vBpr76ztBwc

lunedì 27 febbraio 2012

Vanessa, Newcastle Upon Tyne, UK

Anno Bisestile o Bisesto. Come lo celebri?
Mi domando sempre come festeggino il compleanno coloro nati in questo giorno: il 28 di Febbraio o il 1 di Marzo? Nella tradizione popolare in cui sono cresciuta, quella della campagna toscana, si dice che nell'anno bisestile le donne siano piu' fertili e che i baccelli crescono nel senso opposto. So che da alcuni parti si chiama l'anno della balena, perche' questa partorisce ogni quattro anni e nel mese bisesto.
Nel Regno Unito le donne possono fare la proposta di matrimonio agli amati e si dice che sia un giorno perfetto per intraprese di successo. Molti attivisti scelgono questa giornata per organizzare azioni dirette coordinate a livello nazionale, spesso legate con i movimenti indipendenti verdi e anarchici.
Cosi' quest'anno si festeggera' con attivita' ecosostenibili all'aperto, laboratori per tutte le eta', da come costruire una casetta di legno per mettere i semi per gli uccellini, a come costruirsi il proprio bagno ecologico!
Buon Leap Day a tutti!!

sabato 25 febbraio 2012

Alessandro, Sundsvall, Svezia

Hay....... i conigli hanno bisogno di hay....... ovvero l'erba che i conigli mangiano.

Peró vivo in campagna, e tra una chiacchierata e l'altra mi viene suggerito di evitarne l'acquisto al supermercato, dove un sacchetto da 450gr. costa 47SeK, ovvero 104,40 corone (11,60€) al Kg..  bensí dal grossista che effettua anche vendita diretta...... il grossista? E dov'é il grossista? Guarda, vai di lá, giri du su e poi svolti di giú...... poi stai attento perché non si vede bene, entri nel cortile interno e sei arrivato.
Ok, vado dal grossista, come suggerito vado di lá giro di su e svolto di giú, poi aguzzo la vista, effettivamente non lo vedo, sbaglio strada, torno indietro, aguzzo ancora di piú..... forse é lá, ci provo, entro in un cortile interno..... eccomi arrivato.
Giro un pó all'interno del "negozio", c'é di tutto un pó per capre, conigli, maiali, mucche, ma soprattutto cavalli.... in un capannone ci sono anche le balle di erba per conigli ammonticchiate. Ognuna 15Kg. Il grossista si avvicina, sembra scocciato, sfavato si direbbe a Firenze, chiedo il prezzo di una balla: 200 corone. I conti son presto fatti, 13,10 corone al kg. (1,5€)! Azz! E' un decimo del prezzo del supermercato! Ne voglio subito una balla!
Un mese passa in fretta e due conigli mangiano, neanche troppo per la veritá. Ogni tanto vado nella legnaia e guardo la balla, o meglio, quello che giorno dopo giorno ne rimane. Ogni volta non posso fare a meno di sentirmi soddisfatto per l'ottimo acquisto. Ne parlo pure con i vicini e........ "Perché non vai a chiedere al contadino? Quello che la vende al grossista é proprio qui vicino, anzi, andando o tornando dalla cittá ti viene quasi di strada!
Ok, ho capito, e dove lo trovo sto' contadino?
Allora, tornando da Sundsvall invece di girare alla seconda giri alla prima e poi invece di girare alla prima giri alla seconda e poi...... lí c'é la casa del contadino!
Vabbé stavolta ho capito,   me la faccio anche al contrario! Quindi mentre VADO a Sundsvall invece di girare all'ultima giro a quella prima e trovo la casa del contadino...... si ma quale contadino? Qui sono tutte fattorie!
Parcheggio in un cortile davanti ad una stalla, dalla casa accanto esce un giovane sorridente, con le mani in tasca. "Cercavo dell'erba per conigli", "Noi non l'abbiamo, ma il fattore qui di fronte ne fa tanta, la vende anche al grossista, peró lo trovi solo la sera perché durante il giorno é sempre nei campi!" Ah, eccolo allora! Percorro 30  metri, scendo, cerco la porta, mica facile ce ne saranno 20! E suono. E suono. E suono. E suono. È nei campi.
Torneró stasera, poi domani sera, e domani l'altro....... finalmente mi apre un vecchietto in piena forma: "Chiedo scusa ma sa..... io di giorno lavoro nei campi. Lei vuole l'erba per i conigli vero? Andiamo nel granaio!" Eccoci. Quanto costa? 30 corone a balla! A balla? La solita balla da 15Kg.? E certo una balla é una balla! Ah ecco! Quindi mezza corona (0,06€) al chilo! Ne voglio 2! In macchina non me ne entrano di piú!
Ora, proiettiamo tutto ció su tutti i prodotti agro-alimentari che acquistiamo giornalmente, dalle mele ai pomodori, dalla lattuga alle zucchine...... quanto guadagna un contadino per il suo lavoro fatto per mesi, giorno per giorno, sporcandosi le mani e spezzandosi la schiena sotto il sole o la pioggia o la neve? E quanto i gestori dei successivi passaggi per qualche ora di lavoro?
Ho sempre adorato la terra..... ed ammirato i contadini.
 

giovedì 23 febbraio 2012

Maschere e pattini (Christian, Amersfoort, Paesi Bassi)

La barba era ricresciuta velocemente e gli abitanti marocchini del suo quartiere ricominciavano a salutarlo, complici anche gli occhi scuri. Nei primi trenta metri che percorse furono in tre a farlo. Un anziano signore dall’altra parte della strada addirittura si sbracciò e poi portò la mano destra verso il cuore. Sante Pedrotti rispose spingendo leggermente il pedale all’indietro, come per rallentare un po’. Poi prese la via di Randenbroek e quella dei campi silenziosi. Sulla lunga pista rossa incrociò solo un paio di anziane signore. Dall’MP3 lo accompagnavano Bjork, Brel, Baglioni e BobDylan. Terra scura, canali appena scongelati, sole anemico, alberi spogli e infreddoliti. Dopo cinque o sei chilometri Vivaldi attaccò la stagione sbagliata.
Era domenica pomeriggio, ma era troppo presto per assistere allo spettacolo dei calvinisti ortodossi che vanno a messa vestiti di nero, le donne con le gonne lunghe e i cappelli eleganti. Forse li avrebbe incrociati più tardi, sulla via del ritorno. Oggi cercava il suo amico Remco sul carro dei Barbapapà del Carnevale di Achterveld, una delle poche isole rimaste fedeli al Papa di Roma a nord dei fiumi Maas e Waal.
Entrò in paese e il silenzio lasciò il posto a una banda di majorettes e a gruppi di ragazzi vestiti da lupi e fantasmi. Lungo la via centrale – l’unica – iniziò la sfilata dei carri. Gli passarono davanti oche, pinguini, Zorba, Rambo, maiali e ballerine, ma nessun BarbaRemco. Si fece largo tra la folla. Sotto il nevischio mangiò un broodje shoarma preso all’immancabile bancarella turca. Il tavolino bianco di plastica era identico a quello su cui aveva bevuto un Glühwein una settimana prima, sul ghiaccio del lago di Loosdrecht, coi pattini ai piedi.
Alla fine della sfilata calpestò i coriandoli sull’asfalto camminando verso la bici. Si immerse nel ritmo delle pedalate. Niente musica, solo vento. Gli venne in mente l’articolo che aveva letto sul Volkskrant qualche giorno prima. Uno storico con i capelli arruffati diceva che il pattinaggio sul ghiaccio stava ai calvinisti come il Carnevale ai cattolici. In entrambi i casi: una temporanea rottura delle regole. Ipotesi affascinante – pensò. Poco prima dell’ingresso ad Amersfoort incrociò, come previsto, le donne con i cappelli eleganti e le gonne lunghe fino alle caviglie. Si chiese se dentro le borse nere nascondessero i pattini.

Matteo, Lisbona, Portogallo

Sozinho. Solo a girare cercando scotch, cavi per il router, cereali per la colazione, spago, aspirine, rucola, classici portoghesi in portoghese, detersivo in polvere, mutande, supporto per la fregona (geniale 'sto nome, a parer mio: sarebbe il mocio). Solo ad accarezzare alberi e, sovente, a parlarci, tanto che mi si prende per matto - all' Alfama, quartiere storico e mezzo arabo, c'è una quercia da sughero stupenda, centenaria e saggia, che avrà visto nascere Fernando Pessoa, ma forse pure Sant'Antonio. Solo a fotografare graffiti, annusare muri, ascoltare vecchi brontoloni, criticare prezzi, evitare barbosi mendicanti cyberpunk che mi prendono troppo in simpatia. Solo a segnarsi, sull'agenda, i negozi  del circondario, divisi in due categorie: quelli buoni e quelli cattivi, neanche arrivasse la maestra tra cinque minuti. Solo mentre mi scuso dell' eccessivo barulho coi vicini, mentre saluto il bangladese che vende telefonini, mentre mi inalbero perchè non funzia il computer. Solo raccolgo assurdi volantini per la strada - l'ultimo dice: Professor Banora, Grande Illustre Vidente Africano, Nao ha problema sem solucao. E' solo che, a star soli, c'hai voglia di sole, e allora solo, al parco, a suonare blues solitari: "And I felt so lonesome: I could not help, but cry". Solo forse perchè hai la febbre, e non si va al lavoro, e la casa è vuota, e si mangiano verdure bollite e si bevon ettolitri di chà preto (thè nero). Solo anche nei pensieri e nei gesti più piccoli, perchè è tutto in un'altra lingua, la traduzione mentale richiede un intervallo di tempo che talvolta temo conferisca un'aria troppo concentrata, o ebete, o sorpresa, o tuttettrè. Solo e annoiato in certi momenti brutti (ricordo una volta in discoteca che sembrava dovessi sorreggere la colonna con la schiena), solo in modo raggiante e pieno in certi altri, come tramonti, ratti di sguardi e code d'occhio col sale sopra, o semplici  e istantanee commozioni provocate, il più delle volte, da inezie. La mente è un muscolo: per allenarla ci vuole esercizio più o meno costante, perchè c'è il rischio di sedersi un po' troppo, ogni tanto, e cominciare a dare per scontato, a dimenticare quanta fatica è costato accettare questo o quel pensiero, a non problematizzare più niente. Stare solo, se non altro, mi allena il gulliver, anche se poi è inevitabile che ci si parla un po' addosso, vabbè. Sì, il pericolo è quasi scontato: smettere di condividere, di domandare, di arrabbiarsi, di incidere nel mondo. Eppure no, dai, c'ho pensato tanto e son sicuro che no. E' vero, parlo meno, ma il poco che resta, ora, si nota di più, come fosse evidenziato. E' più ragionato, diretto, efficace, come un pugno alla bocca dello stomaco; come se l'avessi scritto e dovessi solo leggerlo. Non dico che sia la ricetta giusta per tutti, panacea d'ogni male, strada obbligata per la saggezza: assolutamente. Non è una questione di fascino felino. Solo che è bello ascoltarsi, e che poi non ti serve dire a tutti: Ehi! Guardate! Mi son ascoltato! 
Che tanto tutti se ne accorgono da come punti gli occhi. E qualcuno, le frasi che dici, se le ripete ad occhi chiusi, prima di addormentarsi, come tu ne hai ripetute a tua volta, pensando a chi ti aveva colpito.

mercoledì 22 febbraio 2012

W Dulbecco! (Felice, US)

Renato Dulbecco è morto a La Jolla, California, pochi giorni fa. Non ho mai avuto il sogno della California, ma da quando sono qui mi è venuta voglia di vederla. Tutti i miei alimenti vengono da lì. Olio, frutta, verdure. A febbraio possiamo comprare le pesche: della California ovviamente. Un mio collega dice che il Campus Universitario dà direttamente sul lungomare. Oceano Indiano, intendo. Un altro mio caro amico mi ha raccontato che lì è sempre primavera. Perchè Dulbecco ha provato a lavorare in Italia ad un certo punto? Aveva già il Nobel. Raccontava che era rimasto deluso e amareggiato dall'esperienza. Ad un certo punto, senza che abbia mai capito il perchè, i finanziamenti del progetto genoma sono spariti. Posso provare a spegarglielo io, il perchè. Così mi tolgo lo sfizio di spiegare qualcosa ad un premio Nobel. Appena è arrivato in Italia era la star. Tutti volevano invitarlo a cena, a prendere il caffè, a mangiare un panino. I suoi diretti collaboratori brillavano di gioia, soprattuto quando potevano vantarsene con gli altri, i non collaboratori. Tutti volevano stargli vicino. Intanto il lavoro è iniziato. Ad un certo punto lui ha cominciato a premere per avere risultati. Deve aver anche chiesto, per pura curiosità a chi apparteneva quel nome che compariva su un articolo. Chiedeva? Non si fa. Gli esclusi dal giro hanno cominciato ad imbastire una tela di invidie, sabotaggi. Ognuno doveva sistemare i suoi, e con un premio nobel di mezzo non è possibile. Il progetto cominciava a soffrire di lungaggini burocratriche e soprattuto di boicottagi interni. I responsabili assenti, i carrieristi in guerra, i precari che fanno sciopero. Dulbecco voleva qualche risultato, dare una linea al progetto. Che persona superficiale. Non aveva capito che fare lo scienziato in Italia non è un mestiere, che non comporta professionalità e obblighi. Fare lo scienziato, potersi dire scienziati in Italia è uno status che non comporta quasi nessuna regola. Conta il potere più che la conoscenza. E adesso viene uno dall'America a far saltare il banco. Erano decenni che lo costruivano qual banco. Con bassezze, alleanze, sgarbi, faide, gelosie. E pur di fare in modo che il proprio vicino di stanza non prenda finanziamenti , si è disposti a non rinunciare anche ai propri se è il caso.  Ad un certo punto, senza che Dulbecco abbia capito il perchè, i finanziamenti sono spariti.
In fondo la California è un buon posto per vivere. E per morire.

martedì 21 febbraio 2012

Votare mangiando (Gechi, Nelson, Canada)

Sabato sono andato a una fiera del biologico/conferenza sul movimento local food. Ho comprato un sacco di semi bio per l'orticello, ora che ho scoperto che in questo clima si possono coltivare lattughe e cavoli anche d'inverno. Ho trovato un libro specifico, Coltivare biologico tutto l'anno nella West Coast. Al piacere di un'insalata a chilometro zero, spero di aggiungere anche quello di un minestrone. Distanza dall'orto alla cucina: metri 10. E siccome il grano o il riso non li posso coltivare io, sono andato in cerca di mercatini; li chiamano Farmers' market. In centro ce n'è uno dove ho conosciuto un panettiere italiano, Claudio, che fa pane biologico e dolcetti vari (Brut e bon, Ciottoli d'Abruzzo). E trovi le uova di gallina ruspante, verdure, miele e perfino carne sana. Ma con tutti i documentari che ho visto sull'alimentazione industriale mi è passata la voglia di mangiare carne. Tornando alla conferenza, ho ascoltato la presentazione su un esperimento riuscitissimo: la Kootenay Coop, una cooperativa indipendente in un bel paesello di 9000 abitanti nell'entroterra, Nelson (dove è nata mia figlia Sofia, tra l'altro). Questa coop, cominciata come piccola avventura hippy negli anni settanta, è diventata un simbolo di modello imprenditoriale alternativo. Gestita da un consiglio votato da tutti i membri, si rifornisce e vende prodotti provenienti al 95% dal circondario (un raggio di 200 km). A Nelson fanno il tofu, la birra, proprio in paese, e attorno ci sono fattorie biologiche e un forte movimento di permacultura (ma questa è un'altra storia: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7vMukVOG50o#! ). Fatto eccezionale è il recente annuncio che la cooperativa è cresciuta tantissimo e si trasferirà in un edificio più capiente fino ad ora occupato da un supermarket di una catena nazionale. Il movimento local che sbatte fuori un supermarket, sto sognando. E non si tratta solo di vendere prodotti, fanno parte di un'organizzazione che sta cercando di coordinare i vari protagonisti del ciclo alimentare regionale, per rafforzare un sistema che vuole ridurre gli intermediari e sostituire la globalizzazione con un sistema localistico, autogestito e in cui la maggior parte degli introiti restino nella comunità, riducendo l'inquinamento, lo sfruttamento, l'alienazione dalle origini del cibo che mangiamo. Immaginate una federazione di simili comunità (it's easy if you try). Nella presentazione hanno mostrato le foto di quando sono andati, con le barche a vela, all'altro capo del lago di Nelson a caricare i sacchi di grano, da macinare al mulino in paese.
Concludo citando due dei loro ispiratori, Wendell Berry ("Mangiare è un atto agricolo") e Carlo Petrini ("Un gastronomo che non sia ambientalista è stupido, ma un ambientalista che non sia gastronomo è molto triste").