martedì 5 giugno 2012

La rivolta di Montreal (Gechi, Canada)

I negoziati fra studenti e governo del Quebec continuano, ma sono a un'impasse. La possibilità di un accordo è lontana. Nel frattempo, ogni sera accadono piccole manifestazioni spontanee di gente che sbatte pentole, ferma il traffico, balla e canta e protesta allegramente. Ci sono anche gli anarcopanda e altre maschere. Per vedere un anarcopanda che abbraccia i poliziotti:
"L'anarchia può essere morbida e coccolona fra le tue braccia" dice l'inno di François Parenteau e Gaetan Troutet




Per giovedì è prevista una "manifestazione nuda" per protestare contro il Grand Prix di Formula 1, un avvenimento "schifoso e indecente", "simbolo della decadenza del neoliberalismo", "sessista e elitario". Tutte le altre varie manifestazioni culturali di Montreal non saranno disturbate dai manifestanti.
Un giornalista scrive: "Avete paura che rovini il turismo? Ma che cacchio vengono a fare i turisti a Montreal? Che vadano a Ville de Quebec." (la città più antica del Nordamerica)
Comunque gli studenti hanno ribadito che l'obiettivo non sarà di impedire alla gente di partecipare al Grand Prix, ma di "distribuire informazioni e quadrati rossi per far sapere ai turisti che sta succedendo qualcosa qui e perché vedono delle manifestazioni alla tivù."
Con l'avvicinarsi dell'estate, gli studenti vogliono mantenere l'impeto della protesta "regionalizzandola", ovvero sperando che quelli che torneranno alle loro famiglie per le vacanze ne diffonderanno il germe in tutto il Quebec. E intanto gli studenti dell'Ontario, che hanno in realtà le tasse universitarie più alte del Canada, cominciano a pensare a un autunno di mobilitazione.


(dal vostro indignato speciale GR)



domenica 3 giugno 2012

Massimo, Battaglia Terme, Italia

Chiedo scusa per l'altra volta, ero andato a fare 7 passi


Il Giubileo di Elisabetta, quello di Lene e quello di Ridley Scott (Barbara, Glasgow)



Due giorni fa sono andata all'ufficio postale della Dumbarton Road per spedire delle cartoline. Mi hanno sporto due quartine di francobolli che ritraggono la Regina Elisabetta II in ben quattro pose, due in bianco e nero, quarantenne a cavallo in occasione del "Trooping the colour" (compleanno ufficiale della Regina) del '67 e cinquantenne sorridente al Giubileo d'Argento del '77, e due a colori, durante la Garter Ceremony del '97, cioè la Cerimonia nella quale vengono insigniti i nuovi Cavalieri dell'Ordine della Giarrettiera, e al Giubileo d'Oro del 2002, completino celeste da cui spunta la gelida manina salutante. Li ho subito messi da parte per regalarli a mio padre, appassionato di una collezione filatelica anch'essa giubilare e me ne sono fatta dare degli altri, altrettanto reali.
Ogni occasione è buona, compreso il Diamond Jubilee della Regina di cui avevo preso atto ufficialmente, per attraversare la strada e andare a festeggiare al Maria's Cafè, un localino così bianco e azzurro che sa di mollette e di bucato. Uno da Maria ci va per un tè, ma soprattutto per quel dolcetto di consistenza aliena che sta sul bancone vicino alla cassa e che lei vende per 40 centesimi di pound, il "Tunnock's teacake" (dal 1890, forse se lo mangiava già la Regina Vittoria da bambina) una pallina composta da un involucro sottile di cioccolato al latte che riveste un'entità bianca soffice che non è meringa, non è marshmellow, non è panna, non è schiuma da barba, non è chewingum, però è buonissima, è un viaggio low-cost tra solido e liquido, il tutto ancorato ad una base di biscotto che invece riporta ad una realtà gustativa ben precisa. Maria, che è la mia seconda amica qui a Glasgow, mi fa capire, come immaginavo, che agli scozzesi non gliene importa granchè di Elisabetta II, a parte a quelli del pub poco più avanti che si chiama "The Windsor Tavern" (mica per altro) e ride scoppiettante, allora interviene Lene, berlinese, da 60 anni a Glasgow sul trono di moglie, madre, sviluppatrice di fotografie e ora nonna di sei nipoti, gli 86 anni meglio portati di tutta l'Europa Occidentale e mia terza amica qui, che dice a Maria di non schierarsi così apertamente visto che ha inaugurato il suo locale da poco e non sai mai con chi hai a che fare - you never know. Maria taglia corto col suo - That's what I "thaeink"! - le vocali di troppo rotolano giù dal bancone e conveniamo tutte e tre che almeno ci sarà il weekend lungo perchè lunedi, grazie al Regno, è stato proclamato giorno di festa nazionale.
Per antitesi alla polverosa atmosfera monarchica la mia serata si è conclusa con la fantascienza più sfrenata e la visione in 3D di "Prometeus" di Ridley Scott, una sorta di prologo di Alien, arrivato 30 anni dopo: non è un Giubileo di Diamante, ma almeno di Perla sì, e per quanto non fosse il mio genere, l'ho trovato davvero spettacolare.

martedì 29 maggio 2012

Toronto, Ontario, Canada (Gechi)

Appena tornato da un fine settimana lungo a Toronto, dove fa già caldo e afa notte e giorno. Città enorme, sul lago Ontario a sua volta enorme. Dalla spiaggia non si vede all'orizzonte che acqua e cielo. Lago che poi non vedi mai, a meno che tu non viva nei quartieri adiacenti. Mia figlia vive in centro e le ci vuole una quarantina di minuti fra metro e bus per arrivare alla zona Beaches, con le spiagge, i servizi, ecc.
Oppure con il traghetto in 15 minuti si arriva alla Toronto Island, un'isoletta tranquilla con tanti cottage colorati e niente auto, solo bici. Da una parte vedi il lago infinito e dall'altra i grattacieli della metropoli. Molta gente gira in bici per la città d'estate, nonostante un traffico aggressivo e insofferente, delle strade per niente amiche dei ciclisti e per giunta con le rotaie del tram, che se le prendi male fai un gran volo. Come se non bastasse, l'attuale sindaco è un nemico dichiarato delle piste ciclabili e considera i ciclisti "un problema" per gli autisti.  Una specie di leghista dell'auto, che sfrutta gli istinti bassi di chi al volante non ne vuole sapere di rallentare e rispettare anche i veicoli non motorizzati. Ma c'è anche un movimento pro, che si dà da fare e tiene d'occhio il governo municipale.
Non avendo una bici a disposizione, mi sono fatto delle belle scarpinate con dei sandali nuovi che mi han procurato delle vesciche grandi così. Camminando di qua e di là, senti tutte le lingue del mondo e l'inglese è raro; o un inglese con forti accenti stranieri. Anche dallo stile architettonico delle case e dei giardini si può intuire la provenienza degli abitanti; dalle cafonaggini urlate italo-iberiche al praticello tirato a lucido dei nordici. Toronto offre di tutto.

sabato 26 maggio 2012

Affidarsi a un astro(Barbara, Glasgow)


Contrariamente al solito, da due giorni è piovuto su Glasgow un sole strordinario.
Da quando l'astro madre del sistema solare ha fatto la sua comparsa in maniera davvero credibile, collants, calzini, golfini e magliette (mai vista tanta gente a torso nudo in una località non di villeggiatura) sono scomparsi dentro un nonsodove interplanetario, sfuggendo alle orbite d'ordinanza.
Le ragazze, tutte sorriso ed efelidi, con orgoglio si mostrano reciprocamente le loro abbronzature da fototipo I e II che in medicina si chiamano eritemi solari, ma io sto zitta, perchè qui con i miei occhi castani, anche se fotoprotetta, sono in netta minoranza (e comunque per simpatia sono spuntate subito delle lentiggini sul naso anche a me).
Ieri, che era una giornata splendida come oggi, ho camminato tantissimo, ho percorso a piedi tutta la Byres Road, la Great Western Road, la Sauchiehall Street e la Buchanan Street, saranno almeno due o tre miglia. Su ogni fazzoletto di prato ho visto persone sedute a chiacchierare, a leggere, o sdraiate a schiacciare un pisolino o a improvvisare pic-nic e suonate collettive, con una contentezza che ti faceva pensare alla luce come a una benedizione o una ricompensa. Non c'è stato negozio in cui non mi abbiano detto "enjoy the weather!" e la fila di persone in coda per il gelato davanti al "Nardini's" era proprio sintomo di bel tempo.
Anche adesso, dalla finestra di casa, vedo il Clyde che scorre quieto e luminoso e gli si specchia dentro questa parvenza d'estate. Ogni tanto passa un gabbiano e grida, segno che il Mare non è lontano.
La città mi ha accolta con la sua faccia più bella per darmi l'abbraccio di benvenuto, allora oggi per festeggiare il caldo prepariamo fusilli con pomodorini ciliegini...dell'Isola di Wight. Sulla scatola c'è scritto "Piccolini Cherry Tomatoes", per la precisione.

venerdì 25 maggio 2012

Faro (Matte, Lisboa, Tra Terra e Oceano)

Faro è a Sud, sull'Oceano, che per arrivarci ti devi fare ore di treno-autostrada attraversando l'Algarve, il Portogallo profondo, arido, boscoso di pini marittimi, spopolato, povero, che assomiglia un po' alla California di Zorro. Il sole è permaloso, se la lega al dito e non perdona; ma l'aria è secca e tira una buona brezza che quando sei in spiaggia non ti accorgi neanche che ti stai bruciando e che la pelle ti diventa del colore del piri-piri, la salsa piccante più popolare della penisola iberica. C'è l'areoporto, le avenidas coi baretti un po' da turisti, palme e fiori ovunque, l'Università, i complessi residenziali nuovi, le discotequine, un misto tra Miami Beach, Rosolina e la Costa Azzurra quando non c'è gente. Perchè spesso i visitatori passano, vedono, poi se ne vanno al mare da qualche parte là intorno, che a Faro le spiagge belle non sono proprio sulla città, bisogna andare un po' fuori, che in centro c'è solo laguna neanche fossimo a Chioggia. 
Lo spettacolo vero te lo accorgi quando passi per il centro. C'è un grande arco a lato della piazza principale, con sopra pantagrueliche cicogne spavalde che non ti cagano di striscio - e per fortuna che non lo fanno, che sarebbero dolori e financo odori - un arco, dicevo, che come fungesse da porta temporale ti introduce nella magica città vecchia, murata e silenziosa, portandoti in una dimensione spopolata e affascinante che commuove.


E così si passeggia per questa città veramente semideserta, coi muri bianchi ai lati di ogni stradina, con cartelli e manifesti di mostre fotografiche sempre chiuse, con gruppi di sparuti turisti francofoni che sbirciano timidi i labirintichi budelli  della cittadina per poi ritrarre la testa come tartarughe, temendo forse di disturbare la pace regnante. Io invece in posti così mi ci sento a casa e mi infilo in ogni buco e annuso ogni fiore, che con quella luce, quei colori chiari dei muri e quel silenzio, che spettacolo, ragazzi miei. E guarda che belle le radici che spaccano il vaso, ma sostengono comunque la pianta:


La città vecchia è come il nocciolo storico di quella nuova, il posto dove ancora c'è memoria, trachite, spazio comune degno di questo nome.





Me ne sono andato pensando che avrei voluto egoisticamente portarmelo via con me, quell'intestino di mattoni e profumi. Ma è bello lì dove sta e, in fin dei conti, me n'è dolce il ricordo, e mi sarà per molto ancora, credo. Ciao Faro, restami pura.

martedì 22 maggio 2012

I cento giorni di Montreal (Gechi, Victoria, Canada)

Da cento giorni gli studenti universitari di Montreal e del resto del Quebec sono in sciopero, per protestare contro la decisione del governo di aumentare le tasse scolastiche di $1625 in 5 anni. Oggi una manifestazione enorme si è svolta nella città, anche per protestare contro la legge speciale 78 che limiterebbe la libertà di circolazione delle manifestazioni. Non solo studenti, ma simpatizzanti di ogni tipo, famiglie intere e in genere una mobilitazione che fa parte dell'ondata mondiale di indignazione politica e morale. Una partecipazione di 100.000, secondo la polizia, o di 250.000, secondo gli organizzatori. Simbolo della protesta è diventato un quadratino rosso (bianco, per i moderati, nero e rosso per i più radicali), che si appiccica ovunque, dalle magliette alle statue. Ultimamente si è fatto anche nero, in segno di lutto per la morte dei diritti civili.
Siamo in maggio, parlano francese, sono  tutti in strada a protestare...déjà vu?