lunedì 9 gennaio 2012

Vanessa, Geordie Land, Newcastle Upon Tyne, Inghilterra


Newcastle e' Geordie. Cosi' si chiamano coloro che vivono in citta' ma anche nella campagna circondante. Geordie e' anche il nome del dialetto locale. Un dialetto, anzi direi lingua che si distingue soprattutto per la sua fonetica, dall”Inglese tradizionale.
Quando arrivai in citta' per la prima volta, colui che divenne poi un amico caro, mi regalo' il dizionario inglese-geordie ed io sorrisi pensando fosse una buffonata. Ma avevo torto. Sono molti, gli inglesi, che non riescono a capire il geordie.
Il nome, come mi hanno raccontato, deriva dal nome della lampada che i minatori usavano al lavoro. La terra che circonda Newcastle e' storicamente la patria delle miniere inglesi, chiuse da Margareth Tachter negli anni '80 portando il livello di disoccupazione mai visti prima, un degrado che si trascina tutt'oggi.   La regione e' infatti considerata la piu' povera di tutto il paese e la meno popolata. Un popolo e una terra che hanno sopravvissuto di miniere e minatori per generazioni. Le foto storiche della citta' rappresentano cio': miniere e minatori, la maggior parte dei quali chiamati George, una altra spiegazione dell'origine del Geordie= da nome comune George usato nelle famiglie dei minatori.  
E ora cosa ne rimane di queste terre? Un architetto sta progettando un lavoro su delle colline abbandonate da quando le miniere sono state chiuse. Sta modellando il panorama a forma del corpo di una donna distesa. Chissa' chi attirerà!
Ed eccoti qui una caratteristica fondamentale di Newcastle detta anche Toon (da town=citta' e pronunciata tuun). Geordie e' chi ci nasce e geordie e' chi lo parla.



domenica 8 gennaio 2012

Michele, Aralsk, Kazakhstan

Primo post,


e sono gia' in ritardo,
tra 57 minuti (mentre scrivo) è mezzanotte e rischio di sforare.


Devo ammettere che non ho ben compreso tutti i dettagli di 7worlds7words,
ma il progetto mi piace e mi ci butto a capofitto :-)


L'invito ricevuto dal Lettore mi chiede di parlare di viaggi, fotografia, video e, perché no, di biciclette (anche perché io mi trovo qui dentro proprio per colpa e grazie alle bici).


Allora comincio con un tema che mi ronza in testa da svariati mesi: il Lago d'Aral, o Mare d'Aral, come lo chiamano in Asia Centrale.


Il Mare d'Aral è quasi scomparso, quello che era il quarto lago più grande del pianeta non esiste quasi più. Negli ultimi quaranta anni ha attraversato un processo di desertificazione inarrestabile che lo ha ridotto ad una frazione minima dell'estensione originaria.


La pagina di Wikipedia dedicata all'argomento racconta nel dettaglio la storia del disastro,
non mi dilungo oltre e vi racconto quello che, con Rachele, ho visto ad Aralsk, Kazakhstan,
nel mese di agosto 2011.


Vi lascio ad una breve selezione di foto accompagnate da una sintetica didascalia.




L'unico albergo ad Aralsk, sembra disegnato da David Lynch








Il Il centro di Aralsk





Lungo la strada per Zalanash, altra citta ex-portuale a circa 60Km da Aralsk






Zalanash, anche qui una volta c'era un porto. Ora è una citta' fantasma circondata  da relitti di navi arenate sul fondo dell'Aral orma desertificato






Quello che era il fondo dell'Aral è ormai un deserto tappezzato di conchiglie






Il museo di storia locale di Aralsk


Il museo di storia locale racconta nel dettaglio il disastro ambientale del Mare d'Aral





La carta nautica del Mare d'Aral, esposta al museo di storia locale di Aralsk






Una foto esposta nel museo di storia locale






L'Aral nella mano






La stazione ferroviaria di Aralsk, si riparte,
ci vediamo al prossimo post

sabato 7 gennaio 2012

Alessandro, Sundsvall, Svezia

  Ed eccomi qui, davanti ad un foglio bianco, un'altra volta a riassettare idee, con un computer a  mezzo servizio che non ne vuol sapere di scrivere la “emme” (che ho copiato ed incollo ogni volta), col cavo dell'elettricitá che si stacca ogni 10 battute...
Giá, fortuna averla, l'elettricitá... la notte di natale, dopo i festeggiamenti si é alzato il vento..... un vento forte ed annunciato che ha sradicato alberi e tetti, facendoli cadere sulla linea elettrica, qui in campagna “aerea”, e quindi buttandola giú... Poi tre giorni da pionieri, con luce di candele, senza internet, luce, frigorifero e lavatrice, senza tv telefono e cellulari... mentre la casa per fortuna lentamente si raffreddava (fino a 12 gradi dopo 3 giorni) il tempo passava tra lunghe chiacchierate, giochi, letture a luce di candela, abbracci e coccole... non vedevamo l'ora di riaverla, la luce, e quando dopo 3 giorni la sera alle 22,00 é tornata... ci siamo accorti che giá ci mancava il buio, quel buio “forzato” che ci aveva riscoperto, insieme, ancora una volta, padri e figli, fratelli e sorelle... come da tempo non accadeva. Grazie natale, alla fine é stato il regalo piú bello. Forse domani scenderó in cantina, in fondo il quadro elettrico...

venerdì 6 gennaio 2012

Christian, Amersfoort, Paesi Bassi


Carbid schieten/Sparare carbide. BOOM. Colpo secco, fortissimo. Il coperchio di acciaio punta dritto verso il cielo, vorrebbe volare lontano. E’ un attimo. Poi una corda legata a un pezzo di binario ferroviario blocca il volo e il coperchio trascinato verso il basso finisce nella terra inzuppata di pioggia gelida.
Un castello di legno, non finito, osserva silenzioso la scena. Al suo interno: due piani, una scala ripida, vuoti e pieni, molti sogni, vari tronchi ricurvi e ricordi malinconici. Davanti a sé guarda un contenitore di metallo pesante, di quelli dove un tempo i contadini mettevano il latte appena munto. E’ da lì che il colpo è partito, esce ancora del fumo.
Ce ne sono tre di contenitori del genere, uno accanto all’altro, con il sedere infossato nel fango e il corpo inclinato. Sembrano tre cannoni. Per un attimo penso allo sparo di mezzogiorno dal Gianicolo, a Roma, e mi rivedo piccolo sotto la statua del solito Garibaldi a cavallo. Ma tutto qui intorno è pianura, stufe di ghisa, camini fumanti di freddo e uomini alti e biondicci. E’ solo un pomeriggio surreale di un 31 dicembre qualunque, qui tra Amersfoort e Leusden. A ovest: Utrecht, Amsterdam, Rotterdam e Leida; a est: il bosco, le mucche e un ex campo di concentramento nazista.
Il ragazzo con il nome frisone riapre gli occhi semi-nascosti da un berretto arancione con sopra il nome di una marca di pessimi wurstel. I suoi movimenti sono decisi. Si avvicina al contenitore fumante, immerge un braccio fino al fondo, tira fuori una pietra ancora incendiata, la spegne stringendola tra le mani.
E’ carbide, – dice – un minerale. Nel contenitore incontra l’acqua e l’acqua e il carbide insieme producono un gas che, incendiato, fa partire il coperchio che vola verso il cielo. Sembra una canzone di Branduardi, ma è solo una reazione chimica. Ma l’Angelo della morte, dopo aver liquidato il macellaio-che-uccise-il-toro-che-bevve-l’acqua-che-spense-il-fuoco, si aggira ora da queste parti: il coperchio legato al binario è piombato nel fango e il carbide separato dall’acqua è un sasso inerte appoggiato pietosamente su una panca. Anche il vecchio anno, adesso, può morire.

giovedì 5 gennaio 2012

Silvia, Berlino, Germania.

Primi giorni del nuovo anno. Ottime notizie: c'è il sole e siamo sopravvissuti al capodanno di Kreuzberg. Dove si sparava di tutto dappertutto. Ci era stato consigliato di chiudere le finestre perchè non ci atterrassero in casa materiali incandescenti. E in strada, quando siamo uscite, piovevano gli oggetti consumati dall'anno passato: stoviglie, pezzi di stoffa, coriandoli e addirittura alberi di natale. Venivano lanciati dalle finestre. Probabilmente dai piani più alti. Perchè la maggior parte delle persone che conosco vive al quarto piano. Anche io vivo al quarto piano. E mi viene da pensare che nessuno viva al terzo o al secondo, da nessuna parte in questa grande città. Per la strada sembrava una specie di guerra, c'era anche la nebbia, e tutti correvamo a ripararci nelle stazioni della metro. Adoro la metro di Berlino. Posso anche essere in ritardo per un appuntamento, ma la metro aggiusta tutto, perchè arriva subito, le coincidenze sono perfette, e il ritardo scompare quasi sempre.
Ma si sparava anche nelle stazioni, sui binari, l'altra notte, e la metro andava più piano. Così siamo arrivate tardi al conto alla rovescia, ma non importava a nessuna di noi. Eravamo impegnate a fare le nostre classifiche sull'anno finito. Canzone dell'anno, momento dell'anno, frase dell'anno (e anche uomo dell'anno, per dirla tutta). Nel cielo nero sventolavano belle bandiere, c'erano fuochi d'artificio da ogni parte, e voci. 
Finita la festa, che ci aveva poi portate a Mitte, e poi a Neukölln, all'alba del nuovo giorno, la nebbia si era dissipata. Così siamo andate a visitare il Museo della Stasi, nel suo ultimo giorno di apertura prima del trasloco nei locali che furono la sede del Ministero per la Sicurezza di Stato. Ci abbiamo passato l'intera giornata, ed era tutta un'altra Berlino, in tutt'altro tempo.
Quello che ho sentito là lo racconto volentieri, ma tra una settimana, perchè il Lettore (quel lettore) inizia ad essere impaziente, e ha ragione, perchè il sole è già scomparso e, piano piano, qui a Kreuzberg, fa buio.  


lunedì 2 gennaio 2012

Gechi, Victoria, Canada

La mattina del primo dell'anno, fuori in giardino, c'era il solito cervo in cerca di cibo. Anzi, uno dei tanti, che durante l'anno mi vengono a mangiare l'insalata nell'orto. E non vivo mica nella foresta, ma in un quartiere centrale, tutto casette e giardini. Coi cervi che ti mangiano fiori e verdure. Perfino i passeri sbecchettano la bietola, questa poi non l'avevo mai vista. Poi ci sono le lumache, che mi hanno insegnato ad affogare con la birra. Metti un piattino di birra vicino alla lattuga, la sera, e l'indomani trovi un'ecatombe di lumache morte ubriache. L'eterna lotta del pioniere del West contro la natura indifferente. Per i cervi non faccio niente, noi abbiamo invaso il loro mondo e loro invadono il nostro. Uno a uno, palla al centro.
Siamo a Victoria, sulla West Coast, dove prospera la vite perché il clima è alquanto mite. Un discreto vinello bianco, per il rosso meglio andare sull'argentino, il cileno e ovviamente i vari italiani e francesi. Qua bevono birra, quella buona, fatta nelle cantine dei pub come si faceva a Praga, te la spillano direttamente da sotto il pavimento su cui l'hai appena ordinata.
E quindi brindo a Claudio che ha avuto questa bella idea e a tutti gli altri Stranieri.

domenica 1 gennaio 2012

Massimo, Battaglia Terme, Italia


Considerando la rotondità , l'ampiezza  ed il fatto che un tramonto a Battaglia Terme è un' alba da qualche altra parte, vi auguro di iniziare con un sorriso il nuovo anno ed il nuovo blog. Ciao. Massimo.