martedì 21 agosto 2012

Ultima da Victoria, Canada (Gechi)

Et voilà, ultima settimana nel paese degli sbadigli. La casa è sossopra, scatoloni e pareti vuote, ma io no, io sono contento, emozionato, forse un po' impaurito del mio stesso coraggio. Ma è arrivata l'ora di andare, di volare via, di stare vicino a mia figlia (e meno lontano dall'Italia) e a me stesso, alla mia vera natura. Mi son represso lentamente, a furia di stare qui. E meno ero me stesso, meno venivo accettato dal mondo esterno, dalla gente, dai rapporti sentimentali. Adesso volto le spalle e me ne vado, senza litigare, senza discutere, senza bussare più alle porte chiuse.
Faccio gli ultimi giretti panoramici della città e delle foreste attorno. Corro sul lungomare di mattina presto e sorrido a tutti, anche a quelli che corrono guardando per terra e quasi ti si sbattono addosso. Guardo le nuvole sopra le montagne imbiancate; guardo i gabbiani che cagano dappertutto, senza pietà; guardo i ciclisti attillati come mortadelle; guardo i cani al guinzaglio e con il gilet riflettente; guardo i suonatori di bonghi e didjeridoo, felici e spensierati (e sballati); guardo la polizia in bicicletta, versione moderna della "Montata" a cavallo (v. L'uomo del Grande Nord, Hugo Pratt); guardo i ricordi, 20 anni di vita, Sofia che impara a camminare, a parlare, ad andare in bici, a leggere e a scrivere; guardo Sofia che prende l'aereo per trasferirsi a Toronto, 4 anni fa; guardo i miei ostinati tentativi di far funzionare una storia d'amore che non potrà mai; guardo un finale banale, triviale, da telenovela, e il tentativo di idealizzarlo e trasformarlo; guardo le bugie che mi ero raccontato e a cui non credo più.
E poi mi giro e vedo tanta luce, e gente che sorride, e amici che forse verranno finalmente a trovarmi, e tante cose nuove e stimolanti.
E mi viene in mente una canzone allegra di Vinicio Capossela:
Una giornata perfetta

Nessun commento:

Posta un commento