Strana la Svezia, ti aspetti il freddo ed il gelo..... Le temperature polari.... Lumghi inverni.... E ti ritrovi in spiaggia a fine marzo, certo non in topless, ma comunque su una spiaggia asciutta a prendere il sole in viso, con tanto di occhiali scuri...... Banale...... Non ci sono più le mezze stagioni, ieri faceva parte di un inverno mite, con tanto di nevicata notturna di 3cm., oggi siamo nell'estate svedese, temperature miti, certo non calde, ma discrete considerando i fattori spazio-tempo.
Tra un raggio di sole e l'altro scatole e scale, tante scatole e tante scale per un trasloco ed un'ex....
Gli svedesi d'estate sono buffi...... Ai primi raggi di sole compaiono le panchine in piazza (LA piazza, come nelle migliori tradizioni di paese in Italia), tutte rivolte nella stessa direzione, che naturalmente è quella che ti permette stando seduto di irradiarti il volto, e subito dopo si riempiono di "lucertole".... I più giovani approfittano di loro durante la pausa-gelato..... dai 40 in su diventano un punto di ritrovo con gli amici, ci si siede, ci si rivolge al sole, si chiacchera con moderazione ("lagom"), senza risate sguaiate ma con sottili sorrisi, senza alzare la voce...... E si sta lì, per interi pomeriggi, a passare il tempo.... Godendo di quel sole finalmente caldo sul viso....godendone.... Ed annoiandosi, senza ammetterlo, mai.
sabato 31 marzo 2012
venerdì 30 marzo 2012
Chiodo schiaccia chiodo (Christian, Amersfoort, NL)
Nel self-service dell’ospedale
Meander, un medico e un’infermiera mangiavano due broodje kroket appoggiati ai
piatti di plastica. Sante li guardava distrattamente, bevendo del thé alla
ciliegia molto zuccherato per rimettersi dallo choc del prelievo del sangue. La
dottoressa era stata gentile, lo aveva fatto sdraiare su un lettino e aveva usato
anche la siringa “a farfalla”, ma lui era svenuto comunque e poi come sempre,
al risveglio, si era concesso i suoi dieci minuti di riso isterico. Ora nel
self-service si guardava attorno per non pensare al cerotto attaccato al
braccio. Oltre al medico e all’infermiera c’erano due signori anziani in
vestaglia e pantofole, un paio di donne incinta, un marito di donna incinta e
una decina di palloncini con sopra scritto: “Beterschap”, cioè, nella più
concisa delle traduzioni italiane, “rimettiti presto in forma”. Si ricordò che
c’erano mali più grandi del suo e scattò in piedi. Procedendo verso l’uscita,
fece un cenno di saluto verso la signora coi capelli tinti che una mezzoretta
prima lo aveva sottoposto a una specie di quiz per immettere i suoi dati nel
registro telematico dell’ospedale: nome, cognome, data di nascita, “ha dei
gemelli?”, “com’è il nome del suo medico di famiglia?”, “qual è la sua
farmacia?”, “qual è il suo numero di telefono?”, “il suo indirizzo di casa?”, “il
CAP?”, “ha un numero di telefono fisso?”, “ha un documento d’identità”, “ah, è
italiano, benvenuto in Olanda!”, “il laboratorio delle analisi è lì in fondo,
poi salendo le scale al primo piano, a destra, poi a sinistra, poi a destra,
dritto, a destra, stanza 345, si faccia dare il numero e poi aspetti il suo
turno”. Aveva detto tutto quasi d’un fiato, lui era riuscito a stento a tenere
il ritmo nel rispondere, anche perché per definizione non ricordava mai né
numeri di telefono né nomi olandesi. Era risaputo. La signora comunque non si
era spazientita, aveva ripetuto le domande senza scomporsi e continuando a
sorridere, come in un film americano. Gli sorrise anche ora, ricambiando il
saluto, mentre spiegava ad un altro utente che il mazzo dei fiori che la
signora Dijkstra doveva aver lasciato per lui alla reception non era lì e che no,
non c’erano altre reception in quell’ospedale e neppure altre persone che
avrebbero potuto sapere dove fossero i fiori e che lei poi tra l’altro non
sapeva chi fosse questa signora Dijkstra, “Ma come, è la caposala di ortopedia,
non può non conoscerla?”, “Ah sì, ha ragione, ma la caposala di ortopedia oggi
chi l’ha vista? E insomma, comunque qui i fiori non ci sono, non so cosa dirle”,
“Beh, ma è proprio strano, la signora Dijkstra mi ha chiamato poco fa per dirmi
che erano qui”, “Ma proprio non so…”, “Betsie, ma guarda che i fiori sono lì
davanti a te!”, “Ma come davanti a me? Questi fiori gialli di plastica qui sul
bancone?”, “Sì sì, proprio quelli….”, “Ah beh….. forse la signora Dijkstra…..
mi dispiace….. non sapevo……”, “Ma non si preoccupi, si vede…… di plastica, che
stran…….”. Sante si allontanò lentamente, poi infilò la porta girevole, per una
volta evitando di assaggiarne il vetro con la testa, e si diresse verso la
bicicletta. Del prelievo non aveva ora più memoria. Chiodo schiaccia chiodo, è
il caso di dire.
Vita universitaria (Picchi, St Andrews, Scozia)
Studiare in un'università anglosassone ha i suoi vantaggi. Prima che partissi mio padre mi aveva avvisata che nel mondo universitario inglese è facile fare di tutto tranne che studiare. Ne avevo sorriso perchè al liceo ero sempre riuscita a combinare lo studio attività extra-scolastiche.
Ora che mi trovo a studiare a St Andrews, una città abitata da meno di 17.000 persone, perlopiù studenti, pensionati e qualche occasionale amante del golf, le ben 140 societies dell'università mi offrono l'opportunità di fare qualunque cosa. Che si sia appassionati di valzer o arrampicata sul ghiaccio, che si voglia fare volontariato o teatro si può contare sul fatto che ci sai qualcuno che condivide il proprio interesse. Quando le opportunità sono così tante diventa davvero facile passare le giornate a barcamenarsi fra un evento e l'altro. Nella prima settimana del semestre senza che me ne rendessi conto mi sono ritrovata iscritta ai club di basket, swing dance, alla middle east society a la foreign affairs society. Al momento faccio anche un corso di francese e canto in un coro (c'è voluto un semestre per scegliere quale dato che ce ne sono almeno quindici). Fortunatamente non tutte le società vogliono impegni fissi e si riesce a fare un pò di tutto.
In ogni caso l'impegno paga e mercoledì 21 marzo la mia squadra di basket ha vinto la BUCS Scotttish Conference Cup dopo aver finalmente sconfitto la squadra di Aberdeen!
martedì 27 marzo 2012
Qui il lavoro non si chiede e non si da. Si inventa! (Felice, US)
E' il motto, sebbene non ufficiale, di questa parte di America. Il lavoro qui non lo si chiede. Il lavoro qui si inventa. E basta dare un'occhiata in giro per rendersi conto che è più che un motto. E' uno spirito. E lo spirito, si sa, è difficile rinchiuderlo dentro le pareti. E così lo si trova un pò dappertutto. Senza escludere la strada. A questo punto è d'obbligo una premessa. Quando ero piccolo, un pò di tempo fa, non tantissimo, la formazione del carattere soprattutto di noi maschi, passava attraverso delle tappe più o meno obbligate. Fucili costruiti con mollette e vecchie camere d'aria. Poi si passava alle fionde fatte con gli elastici delle mutande. Un ombrello, meglio un ombrellone, era una miniera di archi e frecce. Ma ad un certo punto scattava in noi qualcosa. Ecco, qualcosa di più spirituale...vediamo...come posso dire... era musica, sì. No. Lo spirito si manifestava nel bisogno di ritmo. Ci dev'essere qualcosa di arcaico in questo richiamo se i suonatori di Bonghi non si sono ancora estinti, anzi. Comunque, per farla breve, la nostra formazione prevedeva necessariamente la scoperta della batteria! Ritmo. Percussione. Ero un bambino che giocava a pallone per strada. Cacciavo lucertole e pescavo polpi. Una batteria vera e propria si sarebbe potuta suonare solo in casa. E lo spirito in casa ci sta malvolentieri. E poi, chi poteva permettersela? E soprattutto: ma chi la voleva una batteria vera? Avevamo a nostra disposizione pentole di diversa grandezza e forma. Potevamo disporle come ci pare. Ogni tanto qualcuno riusciva a procurarsi un secchio della calce per imbiancare. Quelli bianchi, alti e robusti che risuonano molto meglio delle pentole. Solo che i secchi erano rari e non sono mai riuscito a capire perchè il secchio della vernice sia più prezioso delle pentole. Potrebbe sembrare un attacco di nostalgia questo, e invece no. Forse il rimpianto per non aver continuato su quella strada che, ho scoperto, è molto promettente. Dà lavoro a molti che ogni giorno incontro sulla strada e contribuisce a creare un' atmosfera unica in questa parte di mondo. Non si tratta di indigenza. La strada qui è un luogo "anche" di eccellenza. C' è un altro modo di dire fra le persone che girano qui intorno, tutti un pò mezzi-scienziati. Non è tanto importante scoprire qualcosa. La cosa più importante è farci qualcosa con la scoperta. Quello che fa la differenza, è riuscire a proiettare nel futuro una scoperta o una invenzione. Ah se avessi capito il potenziale delle batterie di pentole e secchi....
Gechi (Victoria e dintorni, Canada)
La settimana scorsa è arrivato il tiepido e sono andato per ben due volte alla spiaggia, a prendere il sole a torso nudo e a studiare spagnolo. Poi un fine settimana di sole e giri in bici lungo la rete di sentieri ciclabili che ti portano dalla città alla costa, o al lago, o fra i boschi. Si chiama Gallopping Goose Trail, l'oca al galoppo. Condivisa da camminatori, ciclisti e a volte cavalli, che lasciano la loro bella scia di deiezioni. Occhio alla merda!
Proprio un bel giro, con pausa gelato, e si trova proprio di tutto lungo la strada: il porcile all'aria aperta coi maiali stravaccati a prendere il sole, la fattoria che vende prodotti nel proprio spaccio, la spiaggia lunghissima ricoperta di tronchi portati dalle maree. In giro con un amico, che tra l'altro è italiano, di Pordenone (i victoriani non sono tanto socievoli). Abita in cima a una collina che, non si direbbe, ma a farla in bici ci si spacca le gambe. E infatti son qui che sto recuperando, evitando per due giorni la mia solita girata mattutina lungomare. Girare in bici lungo la costa, di mattina presto, è una gran bella cosa (se non piove e tira vento).
Che altro dire, ho seminato il primo round di piselli, fagioli e taccole, o mangiatutto (vedi foto). "Io speriamo che se la cavano"...
lunedì 26 marzo 2012
Estate britannica, Newcastle upon Tyne, Vanessa
Tra sabato e domenica le lancette dell'orologio vengono spostate un'ora in avanti e cosi' ha inizio l'estate britannica. Beh, non proprio, ma almeno cosi' lo riconosce il calendario.
Siamo fortunati perche' proprio in questi giorni le temperature hanno superato quelle di roma e atene, secondo il meteo di londra, e fa cosi' caldo che la gente(uomini) va a giro a petto nudo, e fanno il bagno nel gelido mar del nord.
E' vero che l'estate brittanica si gode ora, nel periodo tra la fine di marzo e meta' giugno. Dopo di che' il clima diventa umido e piovigginoso e grigio e miserabile.
E' vero che non tutti i britannici sanno come affrontare il caldo. Tanti sono mezzi 'gnudi a bere litri di birra sulla spiaggia fino a sentirsi male, tanti fanno sport sotto il sole e diventano rossi come aragoste. Ma tanti, li vedo riempirsi la faccia di crema da sole, quella grossa e gessosa che rimane addosso per tutta la giornata.
Da Italiana che vive all'estero mi sto abituando al clima di quest'isola nordica e devo dire che non e' male. Per me l'estate britannica e' la primavera fiorentina, forse ancora piu' bella perche' i prati sono ricoperti di narcisi e le strade sono profumate di ciliegi in fiore. Forse non potro' mai abituarmi al cambiamento che avviene a fine giugno, quando da clima tiepido e profumato, diventa umido e piovoso.
Poi pero' ci penso, e so che e' solo grazie a questo clima che il mio, come tanti altri orti, sono rigogliosi e la terra e' ricca di tanto buon nutrimento, le nostre patate crescono a vista d'occhio e cosi' fanno le rape, carote e anche i vari cavoli, broccoli e insalate, frutta di rovi specie fragole, more, ribes bianchi e neri e lamponi e poi i fiori e ovviamente il mio amato rabarbaro.
E allora che dire, mi godo il sole ora per sopportare la pioggia poi che fara' in ogni modo bene agli orticelli, boschi e ruscelli.
Buona estate a tutti!
domenica 25 marzo 2012
damiano,battagliatermewenetoitalia
ma in questo blog i giorni quando iniziano e quando finiscono?
stamattina qui è cambiata l'ora e io non me lo sono ricordato.
come al solito quando si tratta di organizzare il tempo.
vabbè comunque sia, Eustacchio il mese scorso era malato, e questo mese è partito per nonsodove: ma chi lo capisce. mi ha chiesto di mettere qualcosa io, così che il Lettore veda qualche scarabocchio.
un saluto a tutti da me e da Eustacchio.
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