Per il prossimo mese niente blog. Ho deciso di venire in Italia per un po' e senza computer. Afa o non afa, ho bisogno di calore e so dove trovarlo. A volte il Canada, con la sua efficienza, la razionalità, il distanziamento da ogni passione troppo travolgente, mi avvolge di un tepore rassicurante e anestetico.
Qui ognuno rispetta lo spazio altrui e il viaggio altrui. Si lascia che ognuno sbagli a modo suo, ci si aspetta che ognuno si arrangi da sé e trovi la propria strada. Non ci sono dogmi e codici rigidi, ma senso pratico e individualismo pragmatico.
Appena arrivi in Canada senti subito tanto spazio attorno e lo scambi per libertà. O solitudine? O entrambe, o quello che vuoi fare della tua vita, senza che la tradizione ti dica come. Puoi fare tutto, se ci credi davvero, e lo stato non è un burosauro che ti ostacola e soffoca, ma il garante del rispetto del vivere civile.
Le praterie sconfinate qui ci sono davvero, i laghi infiniti, le foreste "giurassiche" dove uno può camminare giorni senza incontrare un essere umano. E respirare, annusare, toccare, ascoltare il silenzio, lontano dalla follia urbana.
L'Italia è un Paese da odiare, amare, farci a pugni, rotolarsi sui prati. Forse è più facile vivere dove sai cosa aspettarti dalla società civile. Ma generalizzare è inutile; ogni individuo, ogni mondo è un enigma.
Questi son discorsi di uno che, fondamentalmente, ovunque andrà, sarà sempre un forestiero curioso.
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